Le stelle
Tutto il cielo è popolato di stelle.
Sono le stelle piccolissime e immense.
Sono punti di un ricamo luminoso che scintillano su un velluto cupo
che tremano su un velo diafano, che impallidiscono su una seta
cilestrina.
Sono lucciole erranti per prati infinitamente vasti, con un palpito
continuo, mai stanco.
Sono gli innumerevoli fanalini di una lussuosa illuminazione :
disegnano nell'aria figure di animali e di fiori, fontane di luce, archi di
trionfo.
Alcuni ardono rossi e solitari su una strada per la quale nessuno
passerà
alcuni di momento in momento sembrano prossimi a spegnersi, per mancanza
d'umore
prossimi a mandare l'ultimo guizzo verdognolo.
Sono occhi aperti sulla terra, in essi trema l'anima del cielo;
guardano, ridono, confidano un segreto e tanti silenziosamente ne
scrutano.
Sono finestrelle aperte sul regno della eterna luce
attraverso risplendono i bagliori del purissimo oro fuso;
lievemente si oscurano quando dietro ad esse rapida passa l'ala di un
angelo.
Sono fiori di fuoco penduli sullo stelo invisibile;
un petalo si stacca e di fuoco riga il cielo nero.
Sono i brillanti vivi di un signore che è passato tenendo aperto il suo
cofano favoloso
per far più bella la notte e più lieti gli occhi degli uomini.
Si accendono le stelle ad una ad una, come per taciti richiami.
Passa una mano e segna il punto luminoso, e spinge la lucciola e accende il
fanale
e sveglia gli occhi e apre le finestrelle, e sboccia i fiori, e trae i
brillanti dallo scrigno.
Tutte sorelle hanno le stelle i più diversi colori;
ve ne sono di quelle rosse come la lanterna di un vascello all'ancora di
una notte
o come tizzi che vegliano in focolari deserti, o come gli occhi sanguigni
di fantastici animali.
Altre hanno il pallore della perla o della goccia d'acqua che racchiude un
riflesso di luna.
Altre hanno un cilestrino cenerino
quasi fossero tanti " non ti scordar di me "
appena aperti lungo il corso di un rio fresco e cupo.
Né mancano quelle che di momento in momento cambiano veste
e son rosse e gaggiate, e verdoline e pazzerelle.
Alcune si tengono per mano, in giro tondo, le mani non si vedono, tuffate
nel buio.
Alcune hanno d'intorno un lago nero, o un prato cinto da una siepe di
tenebre.
Tante, tante, infinite si stringono lungo una via luminosa;
fiume che scorre silenzioso nella pianura del cielo;
processione di folla che si avvia ad una festa ignota.
Impallidisce tutto il cielo, passa la mano onnipotente e stacca il punto
luminoso
abbatte la lucciola, spegne il fanale, cala le palpebre sugli occhi, serra
le finestrelle
recide i fiori, e rinchiude i brillanti nello scrigno.
Una sola stella, alta, grande, la stella del mattino, rimane ancora nel
cielo
e guarda il sole, purissima come uno squillo d'argento.
Sono le stelle piccolissime e immense.
Lassù traboccano in una immane cascata di fuoco; e ognuna era un
mondo.
Divise, distinte presero la corsa nel cielo infinito, e ognuna trovò
segnata la sua via.
Rotano i mondi da secoli e da secoli intorno a pernii
che pur girano attorno ad altri mobili mondi lontani.
Miriadi corrono là dove l'occhio meglio armato mai li arriva, nel puro
silenzio senza confine.
Il moto è sempre uguale;
passandosi contro le stelle si guardano in uno specchio di fiamma
roghi di un incendio portentoso.
Da quella danza solenne piove un diffuso chiarore, come l'eco di una
musica
fino ai più remoti angoli del cielo :
è quel chiarore che anche nelle notti senza lumi e senza luna fà bianche le
strade
e pallidi i giardini degli uomini.
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