L'implacabile passare del Tempo
Saggia (e inquietante) dichiarazione attribuita a Clint Eastwood
Invecchiare non è gentile.
Sei ancora qui. Ancora presente. Stai ancora guardando il mondo
muoversi.
Ma il corpo che ti ha portato attraverso tutto - le guerre, il lavoro, la
follia della giovinezza
inizia a chiedere più di quanto tu possa dargli.
Le articolazioni che non si sono mai lamentate ora parlano al
mattino.
Gli occhi che un tempo assorbivano tutto ora sobbalzano alla luce.
Il respiro
che non richiedeva mai un solo pensiero, inizia ad avere
bisogno di piccole pause.
Ma niente di tutto questo è la parte più difficile.
La parte più difficile è il silenzio.
A una certa età, allunghi la mano verso il telefono
e ti ricordi che non è rimasto nessuno da chiamare.
Le persone che ti conoscevano da giovane
- che ricordavano le stesse estati, le stesse strade, gli stessi volti
-
se ne sono andate.
Una per una, poi tutte insieme,
finché i ricordi che porti con te non hanno più nessuno con cui
condividerli.
Così racconti comunque le storie.
A chiunque sia disposto ad ascoltare.
Con un po’ più di colore di quanto forse la verità meriti.
Con un tocco di orgoglio che ti sei guadagnato e un dolore che non nomini
sempre.
Sai che la persona di fronte a te non c’era. Sai che non può sentirlo
proprio come te.
Ma glielo racconti. Perché raccontarlo è trattenersi.
Quelle storie non sono solo ricordi. Sono la prova che una vita è stata
vissuta.
Che le persone sono state amate. Che le cose contavano.
E se nessuno le chiede le offri comunque, in silenzio,
come se mettessi qualcosa su un tavolo sperando che qualcuno la
raccolga.
La vecchiaia non è semplicemente ciò che succede a un viso o a un
corpo.
È la memoria che cerca un posto dove riposare.
E ciò di cui ha bisogno una persona anziana
- più dei consigli, più delle soluzioni, più di qualcuno che le dica come
sentirsi -
è semplicemente qualcuno disposto a sedersi, stare fermo e
ascoltare.
Non per aggiustare niente.
Solo per esserci.
Questo è tutto il dono. E non costa nulla.