Il mantello
Accanto a lui anche il suo nero destriero godeva del fuoco del bivacco.
Lungo la sponda del fiume
seduto al piedi del grande albero … con la schiena appoggiata al tronco nodoso
il Cavaliere vagava insonne nelle stanze della sua anima
arredate con lo stesso gusto del suo equilibrio spirituale
così come era stato edificato in tutti quegli anni vissuti nel Paese.
Gli anni dei “ Tempi normali ”
Vi vagava e quasi gli pareva di non riconoscerle. Anzi… di non averle mai conosciute.
Tutto era uguale… e tutto era diverso. Ogni “ cosa “ meticolosamente disposta
con la cura che solo anni e anni di una mente disciplinata possono donare
gli sembrava ora appannata da un velo sottile.
Un raggio di Luna immaginario
o forse il bagliore di una fiamma guizzante proveniente da un angolo del nulla
giocava col pulviscolo sospeso.
L’immagine di una donna dai capelli color del grano pareva osservarlo … sorridendo.
Bevve un’altra ciotola di tè
ma il fragore dell’oleandro che già scorreva nelle vene non voleva placarsi.
La sera prima aveva ceduto alla debolezza del corpo
che anelava al riposo fisico e a un minimo di sollievo psichico.
Ma era deciso a non concederselo. Non ancora.
Conosceva benissimo
gli effetti potenziali del cocktail di erbe a cui si stava sottoponendo.
Ma sapeva altresì che il rischio gli era in fondo poco importante.
Nessuno dovrebbe vivere per sempre… e nessuno dovrebbe vivere in ginocchio.
E c’era qualcosa che lui voleva fare.
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e questo gli permise di ritornare all’immagine della donna dai capelli color del grano
che gradatamente gli si formava nella mente.
Lentamente…
con il metodo disciplinato che gli era proprio dopo tutti quegli anni di meditazione
costruì l’immagine.
Prima per grandi linee… poi aggiungendo i particolari sempre più infinitesimali
sempre più dettagliati e vividi… così da rendergli la scena reale e vera.
Osservò il risultato… compiaciuto che nonostante tutto
la sua mente rispondesse come sempre in maniera così perfetta.
Vedeva ora ogni dettaglio di una piccola casa… un divano … una cucina e un balcone
e poi la zona notte…
e poi abiti sparsi e un leggero disordine drammatico ma in fondo allegro.
Ritagli di un’esistenza che aveva conosciuto solo da lontano… ma che non era sua.
Nell’entrare nell’immagine
accarezzò con lo sguardo ogni particolare con affetto… con una nostalgia dolce ma dolorosa
e ripose il tutto nell’ennesimo cassetto ben ordinato del suo cervello
analitico nonostante tutto… perché non gli fuggisse via col tempo.
Si concentrò invece sulla linea morbida delle spalle di lei
appena delineate da una debole luce riflessa.
Lei aveva assunto come sempre quella posizione sua tipica un po’ raccolta
e pensava intensamente ma allo stesso tempo vagamente distratta
lo sguardo attento a quanto stava scrivendo. Oggi dicono i moderni… digitando.
Lui sapeva che esisteva un’incongruenza temporale in ciò…
ma non se ne chiedeva mai il perché.
Gli bastava sapere di riuscire a far cose che erano assai insolite
giocando a piegare il tempo e lo spazio nella sua mente
e lasciava i perché al riguardo nell’angolo delle cose superflue del pensiero
quelle che non si buttano ma nemmeno si adoperano… eppure stanno lì… per sempre
ad osservarci criticamente a loro volta.
Notò l’usuale e metodico movimento di lei… ogni gesto già catalogato dall’esperienza
e cominciò a considerare la parte di quel Viaggio che in cuor suo temeva fin dall’inizio.
Prese a muoversi nella stanza… leggero e silenzioso
avvicinandosi con una sorta di disagio al momento topico :
quello in cui avrebbe potuta osservarle il viso.
Forse questa volta anche lei lo avrebbe visto… o forse ancora una volta… no.
Lei scriveva con le dita rapide e il pensiero un po’ più lento
perché con la mente lei correva sovente ad altro. E lui sapeva bene a cosa.
Lo percepiva vago ma distinto
quel filo di fumo di un pensiero che cercava - senza trovarlo - un fantasma.
Che pure era lì… davanti ai suoi occhi. A volte sfocato e indistinto… ma invisibile a tutti.
Si alzò il Cavaliere. Lentamente.
Il suo sguardo si fissò in quello del suo destriero che ebbe uno scarto ed emise un nitrito.
Lo accarezzò con affetto … per rincuorarlo.
Si appoggiò nuovamente al tronco… le spalle rilassate
eppure percependo vividamente la sua propria tensione
mentre il sangue… goccia a goccia… gradatamente si raffreddava nelle sue vene.
Quei suoi Viaggi erano pericolosi… e chiedevano sempre molto al corpo e alla mente.
Ricordava le parole usate per poterlo tratteggiare :
Ritorno da un Luogo dove puoi anche impazzire
senza che sia scalfita la stima che gli altri ripongono in te.
Lungo Itinerario astrale … percorso tra distanze imparziali.
Difficile da scriverne a parole.
E’ lì … che con pianti diversi … denudi le radici della sofferenza.
Mi sono inabissato in quelle … come fossero onde di un mare infernale
guardando i ricordi venire a galla ad uno ad uno simili a pezzi di sughero tra i flutti.
Ognuna dissimile all’altra … ho visto foglie cadere assumendo colori.
Ondeggiando nell’aria una danza
si adagiavano a terra formando uno spesso tappeto arlecchino.
Abbraccio colorato di una morte che verrà … dissimulata in livelli infiniti di toni.
Tremori … e geli di paura da quella sofferenza che così aumentava.
Tutti li ho rivisti … gli oppressori del mio Tempo.
E li ho sentiti… lì… così innocenti… disperati… e soli.
Ho percepito nel petto l’affacciarsi dell’ultima genesi.
Quell’espiro con cui noi uomini tutti lasciamo il fardello di un corpo
e impercettibilmente diventiamo nuovamente Uno.
Un sorriso di Luce ha passeggiato sopra la mia faccia
senza chiedere in cambio parole né risa … ma offrendo soltanto rifugio.
Ma ora questo non importava. Chiuse nuovamente gli occhi … piano.
Una brezza leggera proveniente dal fiume accarezzò il suo viso.
L’indecisione lottava con la necessità impellente e furiosa del suo desiderio.
La scrutò. Restò sorpreso. Inorridito quasi…
quando si rese conto che non riusciva a visualizzare il viso di lei !
Eppure… mai aveva dubitato di questa parte dell’esperienza sensoriale.
Mai aveva pensato che proprio quel particolare
gli sarebbe stato così facilmente ed incredibilmente precluso.
Ripensò alle tante immagini che aveva di lei.
Alle poche cose fatte insieme… ma che parevano mille.
Agli scampoli di giorni e di notti rubate al fiume del tempo delle loro vite.
Ma invano. Nulla. Non vedeva il suo volto.
Per quanto si sforzasse… sfuggiva alla sua mente.
Addolorato… con un senso di ineluttabile tracollo addosso
alla fine comprese quale era il messaggio che questa esperienza gli stava trasmettendo.
Con lentezza…
l’istintiva irata e vana ribellione diede luogo ad una sorta di serenità rassegnata.
All’accettazione del già accaduto… del non più modificabile.
Si fece più fredda la notte. E lo percepì. Volò via da lì… e ritornò in sé.
Smosse la legna sul fuoco che nel frattempo si era assopito
e la fiamma riprese a danzare.
Si tolse il mantello e lo stese sul dorso del nero destriero.
Lo accarezzò ancora. E ancora… e ancora… e ancora.
Poi … si incamminò con calma
verso la sponda di quel fiume che cantava la sua nenia alla nascosta Luna.
In una piccola casa lontana
persisteva il volto della donna dai capelli color del grano.
Sempre e comunque bello… ma sconvolto oltre ogni umana comprensione.
Il Cavaliere colse l’ultimo lampo di Luce che invase la sua mente
e che rispondeva alla sua ultima domanda mentre il gelo dell’acqua lo abbracciò.
La Luna si affacciò dalle nubi
mentre il nero destriero iniziò un galoppo sfrenato lungo l’argine del fiume
dove un prezioso mantello caduto dalla sua groppa iniziò a galleggiare
… senza mai affondare.

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