Referendum 2026
In Italia la politichetta nazionale è una questione di tifo, mai di bene
comune.
È risaputo.
Questo referendum non ha fatto differenza da tale logica.
Dei votanti
forse un 10% (e siamo stati larghi) ha compreso le motivazioni della sua
crocetta.
Gli informati, che hanno studiato la materia, erano una esigua
minoranza.
Gli altri hanno obbedito alla casacca del partito,
al volto del leader di riferimento, al ronzio dei social.
Il voto è stato strumentalizzato e le masse come al solito non ci han
capito nulla,
come da tradizione "democratica".
Nelle democrazie di massa
la consultazione popolare non è mai esercizio di volontà consapevole
ma rituale di legittimazione.
L'oligarchia mascherata non richiede frode.
Le bastano l'inerzia, l'analfabetismo politico
e la struttura stessa della comunicazione moderna.
Il risultato del referendum, qualunque esso sia, non misura l'opinione
pubblica.
Misura l'efficienza delle macchine di mobilitazione.
Chi ha vinto non ha convinto, semplicemente ha attivato meglio il suo
gregge. - W.I.
Da un popolo
a cui la Costituzione era già stata calpestata nel
periodo Covid
( e neppure se n'è reso conto )
che cosa ci si poteva aspettare ?
La Costituzionepiùbelladelmondo
ha dimostrato come si presti perfettamente
ad essere " interpretata ... alla bisogna "
Ha vinto
chi ha la macchina mediatica più efficiente e più menti(ne) al soldo.
Ovvio che sia così
altrimenti non avrebbero mai posto una domanda in questi termini:
“
Approvate il testo della legge di revisione degli articoli 87, decimo
comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma e
110
della Costituzione approvata dal Parlamento
e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il
titolo
“ norme in materia di ordinamento giurisdizionale
e di istituzione della Corte disciplinare ? ”
Essere informati non è un peso: è una libertà.
E più siamo svegli
più sarà difficile trasformare noi e i nostri figli
in pedine di giochi che non abbiamo scelto.
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