" Minorenni "
Giacomo Bongiorni è morto per aver fatto una cosa semplice:
chiedere rispetto.
È morto davanti a suo figlio di undici anni,
per mano di un branco di ragazzini che probabilmente dormiranno
stanotte
sapendo già cosa NON li aspetta.
E qui sta il nodo che nessuno vuole affrontare.
Esiste nel nostro ordinamento, e nella cultura che lo circonda,
la convinzione che un minore sia, per definizione, un essere
incompiuto,
non ancora responsabile, sempre potenzialmente recuperabile.
Questa concezione è una zona franca.
Un messaggio implicito che i ragazzi,
quelli che crescono senza regole, senza conseguenze, senza adulti che
educano,
hanno imparato a leggere benissimo.
Il minore non paga. O paga poco. O paga tardi.
O passa per comunità che assomigliano a soggiorni assistiti.
E nel frattempo, la vittima è morta.
Il figlio di undici anni ha visto suo padre cadere.
Quella scena è permanente. È una mostruosità.
L'idea che a sedici anni non si abbia coscienza della violenza è una
bugia.
La giovinezza non può essere sempre una scusa.
Il branco sempre una circostanza attenuante.
Oggi intervenire, come ha fatto la vittima, è una scelta che puoi pagare
con la vita,
mentre chi ti uccide ha davanti a sé un futuro di misure rieducative e
prescrizioni.
No, non può funzionare così.
Una società
che non riesce a dire ai propri giovani "esistono
conseguenze" non è una società.
- W.I. -
Un bambino di undici anni che vede suo padre cadere picchiato...
che assiste alle manovre di rianimazione, che capisce...
quella è un'altra cosa.
È la realtà senza filtro, la morte nella sua forma più bruta,
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