Rovine
Fino a un po' di anni fa,
se un adulto ti fermava per strada e ti diceva che stavi
sbagliando,
abbassavi gli occhi, magari borbottavi qualcosa,
e andavi avanti con una lezione in tasca.
Riconoscevi in quell'uomo esperienza, appartenenza a un ordine delle
cose
che anche tu, un giorno, avresti abitato.
Oggi lo stesso adulto che prova a dire qualcosa
rischia di ricevere un pugno, un coltello, la morte.
Gli episodi di cronaca hanno quasi sempre un denominatore comune
che i media citano in fretta o omettono del tutto:
i protagonisti sono molto spesso giovani immigrati o figli di
immigrati.
Chi non appartiene a nessun ordine simbolico,
chi non si riconosce in nessuna tradizione,
non ha gli strumenti per percepire l'altro come qualcuno che merita
rispetto.
Ma il problema è più largo.
Da decenni si è smesso di trasmettere, nelle famiglie, nelle scuole,
nella cultura,
qualunque senso del limite, del dovere, della gerarchia come fatto
naturale.
La cultura woke
per decenni ha demolito ogni forma di autorità chiamandola
oppressione.
L'autorità era struttura, era il modo in cui una civiltà
si perpetuava trasmettendo a ciascuno il proprio posto nel mondo.
La si è abolita in nome del progresso.
Il risultato è una generazione senza forma, che trova la prima resistenza e
esplode.
Stiamo assistendo all'ultimo gradino di una caduta già lunga.
Ed è il più buio
perché non lascia più nemmeno le macerie su cui
appoggiarsi. - W.I.
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