Autoinganni
C'è un fenomeno che osserviamo spesso negli ambienti religiosi:
coppie che si sposano con tutte le benedizioni del caso,
credenti, famiglie
" per bene ".
Eppure, dietro la facciata, sono completamente disfunzionali.
Interessi diversi, dialogo inesistente, intimità emotiva zero.
Poi un giorno accade l'inevitabile:
uno dei due incontra qualcuno con cui si sente davvero capito,
con cui condivide passioni, con cui può essere se stesso e scatta il
tradimento.
Ed ecco che arriva pronta la spiegazione: "
È stato il diavolo a mettersi in mezzo ".
Non è questione di credere o non credere, il punto è che
dare aprioristicamente la colpa al " diavolo " è un modo molto comodo
per evitare di fare i conti con una verità,
ovvero che quella coppia semplicemente non funzionava.
Il tradimento non è stata l'invasione di una forza esterna,
ma il sintomo finale di una malattia lunga.
In certi ambienti
molti sembrano convinti che la fede sia una sorta di scudo magico per le
relazioni.
Che basti sposarsi in chiesa, pregare insieme, andare a messa
e automaticamente il matrimonio sarà solido. Ma non funziona così.
Una relazione ha bisogno di compatibilità reale, di comunicazione,
di crescita condivisa.
La fede può essere una risorsa ma non sostituisce il lavoro
quotidiano
che una coppia deve fare su se stessa.
Non cancella le incompatibilità.
Non riempie il vuoto di una connessione che non c'è mai stata.
Invece di ammettere: " Non eravamo compatibili ",
si preferisce esternalizzare la responsabilità al sovrannaturale.
E così si perpetua un auto-inganno
sia a chi tradisce (che non elabora i veri problemi),
sia a chi è tradito (che non capisce cosa è andato storto),
sia ai figli, se ci sono, che crescono vedendo un modello di coppia
basato sull'apparenza e sulla negazione.
La spiritualità può essere profonda e autentica solo se parte dalla verità.
- W.I.
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