I Sette Sermoni ai Morti - 5/6/7
Carl Gustav Jung
Sermone V° - VI° - VII°
I morti urlarono in tono di derisione:
" Insegnaci, folle, la tua dottrina sulla Chiesa e sulla
santa comunione. "
Il mondo degli dei si manifesta nella spiritualità e nella sessualità.
Gli dei celesti compaiono nella spiritualità, quelli terrestri nella
sessualità.
La spiritualità concepisce e abbraccia.
Essa è femmina e perciò la chiamano MATER COELESTIS, madre celeste.
La sessualità genera e crea.
Essa è maschile, e perciò la chiamano PHALLOS, il padre terrestre.
La sessualità dell'uomo è più terrestre, la sessualità della donna è più
spirituale.
La spiritualità dell'uomo è più celeste, procede verso il più grande.
La spiritualità della donna è più terrestre, procede verso il più
piccolo.
Menzognera e diabolica è la spiritualità dell'uomo che procede verso il
più piccolo.
Menzognera e diabolica è la spiritualità della donna che procede verso il più
grande.
Ognuna deve procedere verso il proprio luogo.
Uomo e donna diventano demoni l'uno per l'altra
quando non dividono le loro strade spirituali,
perché la natura della creatura è la distinzione.
La sessualità dell'uomo va verso il terrestre, la sessualità della donna
verso lo spirituale.
Uomo e donna diventano demoni l'uno per l'altra se non distinguono la loro
sessualità.
L'uomo deve imparare a conoscere il più piccolo, la donna il più
grande.
L'uomo deve distinguersi sia dalla spiritualità che dalla sessualità.
Deve chiamare la spiritualità Madre e porla tra il cielo e la terra.
Deve chiamare la sessualità Phallos e porlo tra sé e la
terra,
perché la Madre e il Phallos sono demoni sovrumani
e manifestazioni del mondo degli dei.
Essi sono più effettivi per noi che non gli dei,
poiché sono similissimi alla nostra natura.
Se non vi distinguete dalla sessualità e dalla spiritualità,
e non le considerate come una natura al di sopra di voi e
intorno a voi,
diventate loro preda come qualità del pleroma.
Spiritualità e sessualità non sono vostre qualità,
non sono cose che possedete e contenete:
esse posseggono e contengono voi, perché sono demoni potenti,
manifestazioni degli dei, e quindi cose che vanno al di là di
voi,
esistenti per se stesse.
Nessun uomo ha una spiritualità di per sé, o una sessualità di per
sé,
ma sta sotto la legge della spiritualità e della sessualità.
Perciò nessuno sfugge a questi demoni.
Dovete considerarli demoni, e un compito e pericolo comune,
un fardello comune che la vita ha posto sulle vostre spalle.
Quindi la vita è per voi anche un compito e un pericolo comune,
come
lo sono gli dei, e primo fra tutti il terribile Abraxas.
L'uomo è debole, perciò la comunione è indispensabile.
Se la vostra comunione non è sotto il segno della Madre,
allora è sotto il segno del Phallos.
Nessuna comunione è sofferenza e malattia.
La comunione in ogni cosa è smembramento e dissoluzione.
La distinzione porta all'unicità. L'unicità è opposta alla comunione.
Ma, data la debolezza dell'uomo
a petto degli dei e dei demoni e della loro legge invincibile,
la comunione è necessaria.
Perciò ci dev'essere tanta comunione quanta è necessaria,
non a causa dell'uomo ma a causa degli dei.
Gli dei vi forzano alla comunione.
E quanto più vi forzano, tanto più occorre comunione, più è
male.
Nella comunione ogni uomo si sottometta agli altri,
di modo che la comunione sia mantenuta, perché voi ne avete bisogno.
Nell'unicità l'uomo singolo dev'essere superiore agli altri,
di modo che ogni uomo appartenga a se stesso ed eviti la schiavitù.
Nella comunione ci dev'essere continenza, nell'unicità ci dev'essere
prodigalità.
La comunione è la profondità, l'unicità è l'altezza.
La giusta misura nella comunione purifica e preserva.
La giusta misura nell'unicità purifica e aggiunge.
La comunione ci dà il calore.
L'unicità ci dà la luce
Sermone VI°
E' per metà anima umana e significa desiderio di pensiero.
Il demone della spiritualità scende nella nostra anima come l'uccello
bianco.
E' per metà anima umana e significa pensiero di desiderio.
La serpe è un'anima terrena,
per metà demoniaca, uno spirito, e
simile agli spiriti dei morti.
Al pari di questi si aggira fra le cose della terra,
facendocele temere o facendo sì che eccitino la nostra
bramosia.
La serpe ha una natura femminile
e cerca sempre la compagnia dei morti legati all'incantesimo della
terra,
quelli che non hanno trovato la via per passare al di là,
all'unicità.
La serpe è una meretrice e fornica col diavolo e con gli spiriti
malvagi,
è un tiranno nefasto e uno spirito tormentatore,
che sempre seduce alla comunione più malvagia.
L'uccello bianco è un'anima semi-celeste dell'uomo.
Esso dimora presso la Madre e discende di quando in quando.
L'uccello è maschile ed è pensiero effettivo.
E' casto e solitario, messaggero della Madre. Vola alto sulla terra. Ispira unicità.
Porta conoscenza dai lontani che vennero prima e sono perfetti.
Porta la nostra parola in alto, alla Madre.
Questa intercede, ammonisce, ma non ha alcun potere contro gli dei.
E' un vaso del sole.
La serpe scende e paralizza con l'astuzia il demone fallico, oppure lo pungola.
Porta alla luce i pensieri astutissimi del terrestre,
che strisciano per ogni crepa e aderiscono dovunque succhiando con
bramosia.
La serpe, certo, non lo vuole, eppure deve esserci utile.
Essa sfugge alla nostra presa,
mostrandoci così la via che con la nostra intelligenza umana non
troveremmo.
I morti gettarono occhiate sdegnose e dissero:
"
Cessa di parlare di dei e demoni e anime. Al fin fine questo ci
era noto da tempo.
"
Ma quando la notte scese
Sermone VII°
i morti tornarono ad accostarsi con gesti lamentosi e
dissero:
"
C'è una cosa ancora che abbiamo dimenticato di discutere.
Parlaci dell'uomo.
"
L'uomo è una porta
attraverso la quale, dal mondo esterno degli dei, dei demoni e
delle anime,
voi passate nel mondo interiore; dal mondo grande al più
piccolo.
Piccolo è l'uomo, una nullità, voi lo avete già alle spalle
e vi trovate una volta ancora nello spazio senza fine,
nell'infinità più piccola o più intima.
A incommensurabile distanza c'è una singola stella allo
zenith.
Questa è il Dio singolo di questo singolo uomo,
è il suo mondo, il suo pleroma. la sua divinità.
In questo mondo l'uomo è Abraxas, che genera o ingoia il
suo mondo.
Questa stella è Dio e la meta dell'uomo.
E' il suo Dio singolo che lo guida.
In lui l'uomo giunge al riposo,
verso di lui procede il lungo viaggio dell'anima dopo la
morte,
in lui brilla come luce tutto ciò che l'uomo riporta dal mondo più
grande.
Questo è il solo Dio che l'uomo deve pregare.
La preghiera accresce la luce della stella, getta un ponte sopra la
morte,
prepara la vita per il mondo più piccolo,
e lenisce i desideri senza speranza del mondo più grande.
Quando il mondo più grande si raffredda, la stella
risplende.
Nulla c'è tra l'uomo e il suo singolo Dio,
per quanto l'uomo possa distogliere gli occhi dallo spettacolo
fiammeggiante di Abraxas.
Qui l'uomo, là il Dio.
Qui debolezza e nullità, là potere eternamente creativo.
Qui null'altro che tenebra e vapore glaciale, Là il sole
e nient'altro che sole.
A questo punto i morti si fecero silenziosi
e ascesero come il fumo sopra il fuoco del pastore
che nella notte custodiva il suo gregge.

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