L'Annunciazione
Gabriel
Il tempo era maturo.
Il tempo era maturo.
La storia è come un albero che cresce.
La donna, quella vergine che viveva a Nazareth,
era come un olivo, un albero di pace,
appena una ragazza.
Io portavo la parola.
Volavo come la colomba che Noè fece uscire dall'arca.
E come allora la colomba, io volavo sull'acqua.
E all'improvviso apparve sull'acqua quella donna,
per questo dico che è come un olivo,
e la parola passò da me a lei.
Tremavo, la parola: io sono stato da lei creato.
E la portavo in me, come si porta il fuoco,
soffrendo, perché la parola brucia.
Lei rimase appena sconcertata.
Le dissi: o tu, beata, piena di grazia.
Lei mi guardò.
Si: per la gloria posso dirlo.
Questa è la mia gloria, lei mi guardò.
Ed io
che non ho mai chinato la testa se non davanti al Dio vivente,
mi sono inginocchiato.
La mia forma d'uomo si prostrò, perché lei mi guardava,
ed io che non ho mai tremato, ero preso da timore,
tremavo lo ripeto.
Era lei, la donna, che m'incuteva quel timore,
era lei quella che avrebbe sconfitto il serpente.
Dicevo: oh, tu beata, piena di grazia.
E la parola da me fluiva in lei, incorporandosi,
cercando il suo seno di vergine,
trovando infine quello che cercava e rivestendosi di carne.
E lei era già madre.
Dicevo: non temere, il Signore è con te,
ma lei non tremò,
era soltanto un po' meravigliata.
Disse: sono colei che serve il Signore,
la parola che hai portato compia in me il suo volere.
E in quel momento
la cellula nel suo seno germinò e si divise,
e la parola divenne carne.
Mi ritrassi nell'ombra
e d'allora io sono quello che l'annuncio ha portato,
Gabriel
uno dei sette che sta davanti al trono di Dio, l'altissimo.

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