Sudditi digitalizzati
Ci seducono con la favola della sovranità,
quasi bastasse evocarla come un mantra per restituire d'incanto la libertà.
La storia, quella vera, racconta una verità ben diversa,
poiché i sovrani
non hanno mai governato uomini liberi, ma sudditi
da cui pretendere obbedienza cieca.
Se un tempo il potere si limitava al controllo fisico dei confini,
oggi
quella stessa identica retorica
serve a mascherare la costruzione di un mondo fortezza,
dove le vecchie barriere materiali cedono il passo a gabbie tecnologiche invisibili
che si stanno stringendo intorno a noi nel silenzio più assoluto,
senza che
la massa se ne renda conto.
Questo termine viene costantemente riproposto dall'alto solo per renderlo
accattivante, rivestendolo di un'aura protettiva che serve in realtà a
nascondere un'agenda ben più stringente. La maschera cade inevitabilmente
quando lo Stato, con il pretesto della sicurezza, ricomincia a censire ogni singola esistenza sotto nuove forme di controllo digitale totalitario, preparando il terreno per una sottomissione persino più pervasiva di
quella del passato. In quel preciso momento diventa evidente il vero
disegno: non si tratta affatto di indipendenza, bensì del ritorno a un comando verticale
spietato che sfrutta l'algoritmo per tracciare e pilotare ogni nostra
singola scelta.
L'interrogativo fondamentale che fingono di non vedere è se l'obiettivo
finale sia formare cittadini consapevoli
o piuttosto disciplinare una nuova generazione di sudditi digitali, confinati dentro un perimetro invisibile
e controllato. Se ogni singola crisi o emergenza fabbricata si trasforma
nel pretesto ideale per esigere totale disponibilità
e sacrifici, allora è chiaro che non siamo di fronte alla sovranità, ma
alla più classica e oscura dinamica del potere: una cerchia ristretta
decide le regole del gioco e la collettività sconta il prezzo della
propria distrazione.
Arrivati a questo punto, viene da chiedersi cos'altro debba accadere per
aprire gli occhi, o se siamo ormai così ipnotizzati da attendere che
questa architettura di sorveglianza globale
diventi definitiva, permanente e irrevocabile. - Carmen Tortora
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