Écône e l’irrilevanza dell'Europea
la Fraternità San Pio X consacra quattro vescovi senza mandato
pontificio,
sfidando l’ultimo appello di Leone XIV.
Scatta la scomunica automatica prevista dal diritto canonico.
È solo uno dei tanti fatti emblematici di un’epoca
in cui comunità e Stati, quando percepiscono una minaccia al proprio
ordine,
scelgono di rifugiarsi nell’identità e di nascondersi dietro lo stato di
necessità:
la Russia che invoca la sopravvivenza del proprio spazio imperiale,
Washington che liquida il multilateralismo come vincolo
insopportabile,
ogni forma di fortezza che preferisce l’isolamento alla regola
condivisa.
Lo scisma lefebvriano ne è la versione più piccola e più nitida:
la stessa sintassi psicologica dell’assedio,
applicata a un seminario svizzero invece che a un confine.
Colpisce, per contrasto, la risposta di Roma.
Di fronte a una frattura che avrebbe potuto liquidare con un atto di
autorità,
Leone XIV ha scelto fino all’ultimo il registro del dialogo:
una lettera
che riconosce ai lefebvriani l’attaccamento alla vita liturgica e lo zelo
apostolico,
un appello a “tornare sui propri passi” scritto nel giorno dei Santi
Pietro e Paolo,
la fermezza sulla comunione gerarchica
tenuta insieme alla carità dell’ultima parola aperta.
[...]
... l’Europa deve smettere di comportarsi da autorità morale mancata
e diventare, con tutti gli attributi che questo comporta, un’autorità
politica.
Quando quella potenza politica esisterà,
l’Europa non partirà da zero nel definire cosa farne: ha già il proprio
codice genetico,
le radici giudaico-cristiane che ne hanno formato la civiltà
[...]
Solo un’Europa che esce dall’irrilevanza geopolitica può fare, sul piano
politico,
quello che la Chiesa fa sul piano spirituale:
tenere aperti i canali di dialogo con chi non la pensa come lei,
promuovere un multilateralismo cooperativo,
offrire un modello di riconciliazione credibile
- non perché lo predica con più insistenza -
ma perché ha la forza politica perché quel modello venga preso sul
serio.
Roma può permettersi di rispondere allo scisma con la sola autorità della
persuasione.
All’Europa, se vuole avere un ruolo nella pace e non solo nelle sue
omelie,
tocca la strada più difficile:
costruire la potenza politica che le manca,
per guadagnarsi il diritto di essere ascoltata quando parla di pace.

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