Il silenzio aggredito
Per millenni l'esistenza dell'uomo si è svolta nel silenzio,
interrotto soltanto dal ritmo naturale delle stagioni, dal rintocco sacro delle campane
e dal tic-tac degli orologi che misuravano il tempo senza spezzare la quiete.
Poi è arrivata la modernità, e con essa il motore,
un'irruzione brutale che ha elevato il baccano a simbolo di progresso
e ha trasformato il fragore industriale nell'inno del ventesimo secolo.
I futuristi inneggiavano alle automobili dal respiro esplosivo
e cercavano di sostituire Mozart con le orchestre di "intonarumori",
anticipando l'inferno contemporaneo fatto di cellulari squillanti,
tivù perennemente accese, sirene e clacson.
Questa transizione dal paesaggio sonoro arcaico al frastuono meccanico
non è una semplice evoluzione tecnologica,
ma un preciso attacco all'interiorità dell'essere umano.
Il rumore costante aggredisce lo spirito,
anestetizza il pensiero, impedisce il raccoglimento
e ci costringe a vivere in una perenne e nevrotica distrazione.
Hanno bandito il silenzio dal mondo
perché nel silenzio l'uomo ritrova se stesso
e scopre l'artificiosità della sua gabbia moderna.
Rivolta contro il mondo moderno
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