Oltre la lucidità
... c'e l'aver saputo presagire il dramma dell'attualità
“
In uno dei miei rari momenti di lucidità, mi sono guardato allo
specchio
e mi sono accorto che il mio pensiero aveva bisogno di un
lifting.
Al momento
ho attribuito questa mia defaiance a un mio precoce rincretinimento
senile.
Poi mi sono guardato intorno e…
non è che mi sia sentito intelligente, però mi sono consolato.
Ecco, ho capito che un uomo oggi meno esprime il suo pensiero meglio
è.
Tutt'al più può esprimere un parere.
Ma i pareri, si sa, son come i coglioni: ognuno c'ha i suoi.
E così, a poco a poco
in me è maturata l'idea che il mondo occidentale europeo, antica culla della civiltà,
avrebbe proprio bisogno di un nuovo pensatore, fresco e pieno di
vigore.
No, per carità, non intendo candidarmi.
Non sono né fresco né pieno di vigore e soprattutto non sono un
pensatore.
Ho soltanto la sensazione
che in questi nostri tempi pensare voglia dire vivere in un cimitero.
che in questi nostri tempi pensare voglia dire vivere in un cimitero.
Eh, sì, bisognerebbe ridar vita alla filosofia, che è morta,
poverina.
Certo, una nuova filosofia
che sappia illuminare la mente e riscaldare il cuore dell'uomo del
Duemila.
Solo che filosofare oggi, così ridotti come siamo,
è come in una gelida giornata d'inverno farsi addosso una pisciatina
per sentire un pò di teporino…”
- Giorgio Gaber -
Il testo
Il secolo che sta morendo / è un secolo piuttosto avaro
nel senso della produzione di pensiero.
nel senso della produzione di pensiero.
Dovunque c’è un grande sfoggio di opinioni / piene di svariate affermazioni
che ci fanno bene e siam contenti
Un mare di parole un mare di parole / ma parlan più che altro i deficienti.
Il secolo che sta morendo / diventa sempre più allarmante
a causa della gran pigrizia della mente.
E l’uomo che non ha più il gusto del mistero / che non ha passione per il vero
che non è cosciente del suo stato
Un mare di parole un mare di parole / è come un animale ben pasciuto.
E pensare che c’era il pensiero / che riempiva anche nostro malgrado
le teste un po' vuote.
Ora inerti e assopiti aspettiamo / un qualsiasi futuro
con quel tenero e vago sapore / di cose oramai perdute.
Va’ pensiero sull’ali dorate / va’ pensiero sull’ali dorate.
Nel secolo che sta morendo / s’inventano demagogie
e questa confusione è il mondo delle idee.
A questo punto si può anche immaginare / che potrebbe dire o reinventare
un Cartesio nuovo e un po’ ribelle
Un mare di parole un mare di parole
io penso dunque sono un imbecille.
Il secolo che sta morendo / appare a chi non guarda bene
il secolo del gran trionfo dell'azione
Nel senso di una situazione molto urgente / dove non succede proprio niente
dove si rimanda ogni problema
Un mare di parole un mare di parole
e anch'io sono più stupido di prima.
E pensare che c’era il pensiero / era un po’ che sembrava malato
ma ormai sta morendo.
In un tempo che tutto rovescia / si parte da zero.
E si senton le note dolenti di un coro / che sta cantando
(sull’aria di va pensiero)
Vieni azione coi piedi di piombo
Vieni azione coi piedi di piombo
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