Il nemico
Al momento di marciare / molti non sanno / che alla loro testa marcia il nemico.
La voce che li comanda / è la voce del loro nemico.
E chi parla del nemico / è lui stesso il nemico.
- Bertold Brecht -
Le piazze si riempiono, la fiducia nelle istituzioni si liquida.
Il malcontento attraversa Stati Uniti ed Europa,
spinto da salari divorati dall'inflazione e servizi pubblici al collasso.
Le manifestazioni dell'ottobre 2026 hanno mostrato la forza della piazza,
ma soprattutto
il peso delle architetture capaci di convertire la rabbia sociale in valuta politica.
Dietro ogni corteo agiscono macchine permanenti,
alimentate da patrimoni miliardari e apparati sindacali con budget da multinazionale.
Negli USA questa ossatura emerge pulita dai bilanci delle fondazioni;
in Europa si traveste da spontaneo sciopero generale.
Un flusso di denaro e potere che solleva un dubbio scomodo:
chi decide davvero la direzione del dissenso ?
Il malcontento attraversa Stati Uniti ed Europa,
spinto da salari divorati dall'inflazione e servizi pubblici al collasso.
Le manifestazioni dell'ottobre 2026 hanno mostrato la forza della piazza,
ma soprattutto
il peso delle architetture capaci di convertire la rabbia sociale in valuta politica.
Dietro ogni corteo agiscono macchine permanenti,
alimentate da patrimoni miliardari e apparati sindacali con budget da multinazionale.
Negli USA questa ossatura emerge pulita dai bilanci delle fondazioni;
in Europa si traveste da spontaneo sciopero generale.
Un flusso di denaro e potere che solleva un dubbio scomodo:
chi decide davvero la direzione del dissenso ?
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Negli Stati Uniti, la coalizione No Kings – guidata da Indivisible,
MoveOn e ACLU con i grandi sindacati – ha trasformato la mobilitazione del
17 ottobre 2026 in un'operazione su vasta scala, orchestrata
attraverso cabine di regia e corsi di addestramento per attivisti. Per
capire chi muove i fili, basta seguire la scia del denaro.
Al vertice della filantropia d'assalto figura la
Open Society Foundations di George Soros, oggi guidata dal figlio
Alexander: dopo un'iniezione di 18 miliardi di dollari nel 2017 – per
un totale di oltre 30 miliardi – la rete ha speso
1,19 miliardi di dollari solo nel 2024. Cifre che travalicano la
beneficenza e dettano le priorità dell'agenda pubblica, muovendosi in un
ecosistema condiviso con la Ford Foundation e la MacArthur Foundation.
La ragnatela finanziaria emerge nitida nei bilanci di MoveOn: nel
2024 il ramo Civic Action ha incassato
1 milione di dollari dall'Open Society Action Fund,
500.000 dollari da Clear Choice Action, 310.000 dollari dalla
Tides Foundation e 250.000 dollari dal Sixteen Thirty Fund, mentre il
ramo Political Action intascava 200.000 dollari dall'American
Federation of Teachers.
Tra il 1° gennaio 2025 e il 30 giugno 2026, MoveOn Political Action
ha movimentato 22.879.193,85 dollari in entrate e
22.809.321,23 dollari in uscite, di cui 22,4 milioni per spese
operative. Sebbene 22,3 milioni arrivino da micro-donazioni, il peso
dei grandi registi resta schiacciante: 14,92 milioni di dollari sono
passati direttamente a MoveOn Civic Action, mentre centinaia di migliaia di
dollari fluivano verso societa di consulenza come Grossman Marketing Group
(962.828 dollari), Middle Seat Consulting (830.249 dollari) e
Movement Cooperative (201.374 dollari). La protesta non è
un'emozione, è un'industria.
A completare il quadro intervengono i sindacati. L'American Federation of
Teachers (AFT) ha chiuso il bilancio al 30 giugno 2026 dichiarando
36.950.139 dollari in sole spese per politica e lobbying, oltre a
111,67 milioni per la rappresentanza. Le tessere dei lavoratori
finanziano così la grande politica, saldando le sigle sindacali ai comitati
d'affari dell'attivismo ideologico.
In Europa la messinscena varia nella forma, non nella sostanza. In Francia,
la CGT ha cavalcato le proteste studentesche per soffiare sul fuoco del
malcontento generale, trasformando tra il 6 e il 13 ottobre un
disagio scolastico in una sommossa sui salari. Il culmine è arrivato il
17 ottobre 2026, con piazze saturate da
550.000 - 800.000 persone: mentre le città bruciavano tra saccheggi e
guerriglia urbana, il sindacato usava il caos come leva negoziale contro il
governo.
In Belgio, la regia è stata ancora più spudorata. L'8 settembre 2026,
le confederazioni CSC/ACV e FGTB/ABVV hanno calendarizzato la protesta per
il 9 ottobre, facendola coincidere al millimetro con il discorso
programmatico del premier Bart De Wever. Una pressione a tavolino da
21 miliardi di euro di pretese economiche, sfociata in
30.000 manifestanti a Bruxelles, scontri duri e 21 fermati. La
piazza usata come un'arma a orologeria politica.
In Italia, la CGIL si è fatta scudo della coalizione La Via Maestra,
lanciando l'appello del 7 ottobre per il corteo del
17 ottobre 2026 a Roma. Dietro la retorica dei diritti, una macchina
logistica perfetta: 400 manifestanti da Palermo, oltre 700 da
Modena, treni e pullman privati per riempire Piazza del Popolo e servire sul
piatto a Maurizio Landini il suo palcoscenico, saldando le rivendicazioni
salariali alla difesa della Costituzione contro le riforme dell'esecutivo.
La differenza tra le due sponde dell'Atlantico è solo nel metodo: negli USA
la protesta si compra con i dollari dei filantropi; in Europa si
fabbrica a tavolino attraverso l'egemonia sindacale.
Ci raccontano che la gente scende in strada spinta dalla fame e dalla
rabbia. È la favola a uso e consumo degli ingenui. Le piazze non bruciano
mai per autocombustione: vengono accese da chi possiede i fiammiferi e il
carburante. Un'oligarchia invisibile di miliardari illuminati, fondazioni
d'élite e burocrati del sindacato decide il giorno, l'ora e il bersaglio
dell'indignazione collettiva. Il dissenso non è la voce del popolo, ma il
braccio armato di un'ingegneria sociale raffinatissima, dove la folla serve
soltanto da comparse paganti – con le proprie tasse e il proprio futuro – al
grande teatro della finanza globale.
- Carmen Tortora -
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