Il non giudizio
Questo « non giudicare » che si sente sempre in giro
è l'alibi perfetto di persone senza criteri.
è l'alibi perfetto di persone senza criteri.
Lo si sente ripetere nei corsi di "crescita personale",
tra gruppi e gruppetti " spirituali ",
nelle citazioni da reel sotto un tramonto ecc.
Tutto va accolto, tutto è un percorso, nulla è sbagliato.
Il testo evangelico più citato a sproposito, « non giudicate, per non
essere giudicati »
si trova nello stesso Vangelo che ordina di guardarsi dai falsi
profeti,
riconoscibili dai frutti.
Non si riconosce un frutto senza giudicarlo.
Il verbo greco krino non indica il discernimento in sé, ma la
condanna ultima,
la sentenza sull'anima, quella che non spetta agli uomini,
ma distinguere il bene dal male è un dovere.
Tutta la differenza sta qui,
ed è precisamente la differenza che il marketing spirituale ha
cancellato
blaterando di " non giudicare " a vanvera.
Abbandonare l'ego nel giudicare, non farne un'arma di vanità,
non compiacersi, non confondere la propria preferenza col criterio.
non compiacersi, non confondere la propria preferenza col criterio.
La tendenza moderna ne ricava invece che il criterio stesso sia
superfluo.
Si butta via il bambino con l'acqua sporca, e poi si chiama «
risveglio » quella sciatteria.
Chi non giudica nulla
è solo uno che ha smesso di essere responsabile,
di fronte a sé e agli altri.
è solo uno che ha smesso di essere responsabile,
di fronte a sé e agli altri.
Il « non giudicare » moderno è comodissimo, assolve tutti.
Se nulla è giudicabile, nemmeno io lo sono.
Un'autoassoluzione elevata a metafisica. - WI
Un'autoassoluzione elevata a metafisica. - WI
Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani.
Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano.
L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita.
Perciò odio gli indifferenti. L’indifferenza è il peso morto della
storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera
passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare;
è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti;
è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male
che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica
alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà
abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento
potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non
sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e
la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la
fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro
che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale
rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e
chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni
piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o
pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi
cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è
successo ?
Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro
piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come
ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone
quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha
fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia
pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.
Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare
l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa
la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è
dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non
c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si
sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non
parteggia, odio gli indifferenti. - Antonio Gramsci - 1917
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