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mercoledì 7 ottobre 2026

Il non giudizio

Il non giudizio


Questo « non giudicare » che si sente sempre in giro
è l'alibi perfetto di persone senza criteri.
Lo si sente ripetere nei corsi di "crescita personale",
tra gruppi e gruppetti " spirituali ",
 nelle citazioni da reel sotto un tramonto ecc.
Tutto va accolto, tutto è un percorso, nulla è sbagliato.
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Il testo evangelico più citato a sproposito, « non giudicate, per non essere giudicati »
si trova nello stesso Vangelo che ordina di guardarsi dai falsi profeti,
riconoscibili dai frutti.
Non si riconosce un frutto senza giudicarlo.
Il verbo greco krino non indica il discernimento in sé, ma la condanna ultima,
la sentenza sull'anima, quella che non spetta agli uomini,
ma distinguere il bene dal male è un dovere.

Tutta la differenza sta qui,
ed è precisamente la differenza che il marketing spirituale ha cancellato
blaterando di " non giudicare " a vanvera.

Abbandonare l'ego nel giudicare, non farne un'arma di vanità,
non compiacersi, non confondere la propria preferenza col criterio.
La tendenza moderna ne ricava invece che il criterio stesso sia superfluo.
Si butta via il bambino con l'acqua sporca, e poi si chiama « risveglio » quella sciatteria.

Chi non giudica nulla
è solo uno che ha smesso di essere responsabile,
di fronte a sé e agli altri.

Il « non giudicare » moderno è comodissimo, assolve tutti.
Se nulla è giudicabile, nemmeno io lo sono.
Un'autoassoluzione elevata a metafisica. -
WI

Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo ?
Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.
Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti. - Antonio Gramsci - 1917

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