La Neolingua
Quando le parole pretendono di precedere le cose
Vi è una forma di dominio più radicale della censura:
modificare il rapporto stesso tra la parola e la cosa.
Una civiltà libera non si difende soltanto garantendo il diritto di parlare,
ma custodendo l’ordine che rende il parlare intelligibile:
prima l’essere, poi la conoscenza, infine il nome.
Vi è una forma di dominio più radicale della censura, perché non consiste anzitutto nel proibire alcune parole, ma nel modificare il rapporto stesso tra la parola e la cosa, facendo sì che il nome non serva più a significare una realtà previamente conosciuta, bensì pretenda di determinarne in anticipo la comprensione. Quando ciò accade, il linguaggio conserva esteriormente la propria funzione comunicativa, ma interiormente la rovescia: aggressore e vittima, vax e no vax, scienza e anti-scienza, democratico e fascista, inclusivo e discriminatorio, progresso e reazione cessano progressivamente di essere termini mediante i quali si formula un giudizio e diventano formule nelle quali il giudizio è già contenuto, prima ancora che la realtà sia stata esaminata. >>> Approfondimento e rimando alla fonte...

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