Un sogno in Germania
All'alba ho sognato un sogno che mi ha lasciato oppresso
e che poi ho ricomposto.
I tuoi antenati ti hanno generato.
Al di là della frontiera dei deserti vi sono aule polverose
o, se si vuole, magazzini polverosi, con file parallele di lavagne assai logore,
la cui lunghezza si misura in miglia o in miglia di miglia.
Si ignora il numero esatto dei magazzini, che senza dubbio sono
molti.
In ciascuno ci sono diciannove file di lavagne
che qualcuno ha riempito di parole e cifre arabe, scritte col gesso.
La porta di ogni aula è scorrevole, come usa in Giappone, ed è di metallo
ossidato.
La scrittura inizia dal bordo sinistro della lavagna e comincia con una
parola.
Sotto ve n'è un'altra e tutte seguono il rigore alfabetico dei dizionari
enciclopedici.
Diciamo che la prima parola è Aachen, il nome di una città.
La seconda, immediatamente sotto, è Aar, il fiume di Berna,
al terzo posto c'è Aaron, della tribù Levi.
Poi seguiranno abracadabra e Abraxas.
Quindi di ciascuna di tali parole è fissato il numero preciso di volte che
la vedrai,
la ascolterai, la ricorderai o pronuncerai durante la vita.
Vi è una cifra indefinita, ma ovviamente non infinita,
per il numero di volte che, tra la nascita e la morte,
pronuncerai il nome di Shakespeare o di Keplero.
Sull'ultima lavagna di un'aula remota c'è la parola Zwitter,
che in tedesco significa ermafrodita,
e sotto l'esauribile numero di immagini della città di Montevideo
che ti è stato assegnato dal destino, e continuerai a vivere.
Consumerai il numero di volte che ti è fissato per pronunciare questo o
quell'esametro,
e continuerai a vivere.
Consumerai il numero assegnato al tuo cuore per i suoi battiti e allora
sarai morto.
Quanto questo accadrà le lettere e i numeri di gesso non si cancelleranno
subito.
( In ogni istante della tua vita qualcuno modifica o cancella una cifra
).
Tutto ciò serve ad un fine che mai comprenderemo.
Jorge Luis Borges - Atlante
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