Oltre
Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi
abbiamo veduto con i nostri occhi,
ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato,
ossia il Verbo della vita
(poiché la vita si è fatta visibile, noi
l’abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza
e vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa
visibile a noi),
quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo
anche a voi.
Gv 1, 1-3
Una cosa è che la realtà sia conoscibile;
un’altra è che TUTTA la realtà sia conoscibile.
Che una parte della realtà sia conoscibile è un dato di fatto.
La conosciamo. Sappiamo dove abbiamo il naso.
La eventuale parte di realtà non conoscibile NON è oggetto di
conoscenza.
Non ne possiamo sapere niente. Ci è impossibile, per definizione.
Possiamo cavillare sulla sua esistenza o sui suoi limiti,
ma rimane al di fuori di ogni nostra possibilità di indagine.
Altro è ciò che è conoscibile ma che non conosciamo ancora,
cioè il 99,99% e più di ciò che ci circonda.
Include il contenuto delle tasche del mio vicino
e la soluzione dell’ultimo teorema di Fermat.
Potremmo conoscere queste cose, se andassimo dal vicino
e gli chiedessimo di svuotarsi le tasche o potessimo chiedere a
Fermat.
Ovviamente quanto sopra
include anche tutto quello di cui non c’importa niente di conoscere,
come il verso dei pangolini nella stagione dell’amore.
Siamo esseri finiti, non possiamo sapere tutto.
Da notare che la scienza stessa
afferma che esistano cose che non possiamo conoscere,
vedi alle voci Schrödinger e Gödel e tutto quello che non è da noi
raggiungibile.
E’ un problema ? No. Sono, per così dire, inconoscibilità
conosciute.
Fanno parte del sistema.
Non sono distacco dal reale, sono variabili di cui tenere conto.
Tutt’altro è presumere realtà diverse e inimmaginabili.
Se una certa parte della realtà è inconoscibile,
ciò presuppone che ci sia un ordine superiore alla realtà stessa
a cui
noi non possiamo accedere,
che non possiamo sperimentare, che non possiamo neanche pensare.
Una meta-realtà; se vogliamo, una realtà soprannaturale.
Soprannaturale significa esattamente questo, al di là della natura.
Un materialista o uno scientista, non ammettendo il soprannaturale,
deve assumere che quest’oltre non esista, che possiamo conoscere ogni
cosa.
Il cattolicesimo, a differenza del materialismo,
ha sempre sostenuto che esiste qualcosa
di cui noi non possiamo attualmente fare esperienza
diretta, il divino.
Santo, sacro, significano appunto “separato”,
ciò che in qualche maniera si stacca dal contingente
e di cui possiamo solo constatare gli effetti.
Se esiste un Dio buono,
creatore delle cose ma totalmente altro, inconoscibile
direttamente,
abbiamo solo due maniere per comprendere la Sua volontà:
che Lui ce la comunichi,
cioè si renda conoscibile, e studiare gli effetti del suo disegno sul
mondo.
La prima parte si è verificata con la venuta di Cristo;
la seconda, con lo sviluppo della ricerca scientifica.
La conoscibilità del reale ne è il presupposto.
Sono presupposti; se non ci fossero,
tanto varrebbe starsene tutto il giorno a scrivere su internet commenti
non
veri e non buoni, cioè inutili e idioti.
Perché a chi importa seguire ciò che è falso e non fa bene ?
Ma nel caso descritto
non ci sarebbe neanche internet e probabilmente
neanche noi.
Noi che non sappiamo perché l’equivalenza di Eulero esista,
perché pigreco valga 3,14 e non tre, perché l’Universo ci sia.
Ma continuiamo a cercare,
perché (anche se magari ce ne manca la consapevolezza)
c’è un Mistero buono che ci attende.
- Berlicche -
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