Che succede ?
Che cosa è successo in questi ultimi anni ?
La guerra finisce. Anzi no, non finisce.
È colpa dell’Ucraina. No,
della Russia. No, aspettate, dell’Iran.
Gli Stati Uniti. Israele. Hamas. La Cina.
Mancano soltanto i marziani, ma diamogli tempo:
con un buon
dossier di intelligence e tre esperti in collegamento serale
si sistema
pure quello..
Poi arriva il drone. Voleva colpire Zelensky. Anzi no, non voleva.
Forse passava di lì per caso. Forse era diretto altrove. Forse era un messaggio.
Forse abbiamo capito male noi.
Forse passava di lì per caso. Forse era diretto altrove. Forse era un messaggio.
Forse abbiamo capito male noi.
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Curioso, perché Zelensky da anni compare a Kiev, nei vertici internazionali, nelle capitali europee e persino a ridosso del fronte, eppure sembra
avvolto da una mistica invulnerabilità geopolitica. Nello stesso periodo ci hanno raccontato di apparati di
intelligence, sorveglianza digitale e sistemi di intelligenza artificiale
capaci di localizzare bersagli con una precisione chirurgica durante
la guerra di Gaza, dove l’IA sembrava sapere esattamente chi entrava in una casa e a
che ora. Qui, improvvisamente, di fronte a uno degli uomini più
fotografati del pianeta, il racconto si scioglie in una nebbia di
“forse”, “probabilmente” e “secondo fonti”.
Ma guai a fermarsi a riflettere. Il pendolo deve continuare a oscillare.
Oggi il russo cattivo, domani l’iraniano, dopodomani il
cinese. Quindi bisogna armarsi, spendere, militarizzare.
Prepararsi alla guerra per difendere la pace, naturalmente, con una
logica che farebbe sembrare Orwell un dilettante privo di fantasia.
Nel frattempo dentro casa nostra si lascia marcire tutto.
Immigrazione gestita come una porta girevole, periferie abbandonate,
criminalità tollerata fino a quando diventa utile trasformarla
nell'emergenza del giorno. Prima lasci che il degrado cresca, poi ne mostri
le immagini a reti unificate, infine spieghi al cittadino che per
proteggerlo servono più controlli, più telecamere, più tracciamento.
Ed ecco il capolavoro: si utilizza il reato del migrante per convincere chi
subisce l'insicurezza ad accettare una gabbia digitale destinata a
stringersi attorno a tutti.
Tu intanto continui a seguire la pallina. Mosca o Kiev ?
Israele o Iran ? Trump o Bruxelles ?
Cina o Taiwan ? Ogni settimana una finale di Champions
geopolitica, con il pubblico invitato a tifare per una maglietta mentre
fuori dallo stadio ti smontano l’automobile.
Mentre discuti su chi sia il mostro della settimana, il tuo
stipendio compra meno. Il carrello della spesa costa di più.
L’energia
costa di più. Una fetta crescente della spesa pubblica viene dirottata verso
la
militarizzazione della costruzione della nostra gabbia digitale,
mascherata da difesa e sicurezza. Ogni nuova crisi porta con sé la solita
ricetta:
più tracciamento, più poteri straordinari, più obbedienza spacciata
per senso di responsabilità.
Le vittime delle guerre sono vere. I morti sono veri. Le
macerie sono vere. Proprio per questo fa ancora più schifo
trasformare quel sangue in una giostra emotiva dove il nemico cambia
veste a seconda delle esigenze del momento.
La morale è quasi offensiva nella sua semplicità: mentre resti appeso alle
notizie come al pendolo di un ipnotizzatore, l’unico
bersaglio fisso sei sempre tu.
Il tuo denaro, che vale meno. La tua paura, che rende
moltissimo. La tua libertà, trasformata in merce di scambio a ogni
nuova emergenza.
E domani ci sarà un nuovo cattivo
da odiare, sia mai che ti accorga di chi ti sta presentando il conto. - Carmen Tortora
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